SAEPE NOS
LETTERA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII
Spesso,
dall’atto di questo Apostolico ufficio, Noi abbiamo dedicato attenzioni e
riflessioni ai vostri concittadini cattolici: più di una volta abbiamo
espresso il nostro proposito con pubbliche lettere, nelle quali è manifesto
ad ognuno, senza alcun dubbio, da quali sentimenti siamo animati verso
l’Irlanda. Oltre i decreti che negli anni precedenti la Sacra Congregazione
di Propaganda Fide promulgò a nome Nostro sulle questioni irlandesi, parlano
abbastanza chiaro le lettere che a più riprese abbiamo inviato al Nostro
Venerabile Fratello Cardinale Mac-Cabe, Arcivescovo di Dublino; lo stesso si
dica del discorso che abbiamo recentemente rivolto a molti cattolici della
vostra nazione, dai quali abbiamo ricevuto non solo felicitazioni e voti per
la Nostra salute, ma anche espressioni di gratitudine per la Nostra buona
disposizione verso gli Irlandesi. Anche in questi ultimi mesi, quando si
decise di innalzare in questa alma Città un tempio in onore di Patrizio,
grande Apostolo degli Irlandesi, Noi abbiamo incoraggiato questo proposito con
tutto il fervore dell’anima e ne favoriremo il compimento secondo le Nostre
forze.
Ora,
mentre perdura in Noi questo stesso paterno affetto, non possiamo tuttavia
nascondere la profonda angoscia che Ci proviene dalle recenti vicende di costà.
Ci riferiamo a quella inattesa concitazione degli animi, sorta
all’improvviso in seguito al decreto del Santo Ufficio che nella lotta
contro i nemici della chiesa proibisce di usare quel metodo che si chiama
piano di campagna e boicottaggio a cui molti avevano cominciato a far ricorso.
Ed
è ancor più deplorevole il fatto che siano in gran numero coloro che si
ostinano a radunare il popolo in tumultuose assemblee nelle quali si
diffondono sconsiderate e pericolose opinioni, senza rispetto per l’autorità
del decreto che viene travisato con fallaci interpretazioni, molto lontane dal
fine cui esso realmente tende. Anzi, negano perfino che da esso derivi
l’obbligo dell’obbedienza, come se la missione vera e propria della Chiesa
non fosse quella di giudicare della onestà e della malvagità delle azioni
umane. Un tal modo di agire si allontana parecchio dalla professione del nome
cristiano, di cui senza dubbio sono compagne le virtù della moderazione, del
pudore, dell’obbedienza verso il potere legittimo. Inoltre non conviene, in
una buona causa, dare l’impressione di imitare quegli uomini che pretendono
di ottenere con le agitazioni ciò che chiedono senza alcun diritto. E ciò è
tanto più grave in quanto Noi abbiamo esaminato con cura ogni questione per
poter conoscere a fondo e senza errore la vostra situazione e i motivi delle
proteste popolari. Abbiamo informatori degni di fede; abbiamo personalmente
interrogato voi stessi e inoltre, lo scorso anno, Noi vi abbiamo inviato come
Legato un uomo apprezzato e serio con l’incarico di ricercare con la massima
diligenza la verità e di riferirla fedelmente a Noi. Per questo nostro zelo
il popolo Irlandese volle renderci pubblici ringraziamenti. Non è dunque
avventato chi afferma che Noi abbiamo giudicato senza un’adeguata cognizione
di causa? Tanto più che abbiamo riprovato azioni che gli uomini onesti
concordemente condannano, cioè tutti coloro che non sono coinvolti in codesta
vostra contesa e quindi possono esaminare i fatti con più sereno giudizio.
È
del pari offensivo il sospetto che la causa dell’Irlanda non Ci stia
debitamente a cuore e che non Ci preoccupiamo abbastanza della condizione del
vostro popolo. Al contrario, la sorte degli Irlandesi Ci colpisce assai più
di chiunque altro, e nulla desideriamo maggiormente che di vederli sereni,
dopo aver conseguito la pace e la prosperità dovuta e meritata. Ad essi Noi
non abbiamo mai contestato il diritto di battersi per una vita migliore, ma si
può sopportare che nella contesa si dia adito ai delitti? Anzi, proprio perché
nell’irrompere delle passioni e degli interessi delle fazioni politiche, il
lecito e l’illecito si trovano rimescolati nella stessa causa, Noi ci siamo
sempre preoccupati di distinguere ciò che è onesto dal disonesto, e di
distogliere i cattolici da tutto ciò che la morale cristiana non approvava.
Perciò con tempestivi suggerimenti abbiamo raccomandato agli Irlandesi di
ricordare la loro fede cattolica, di non fare mai nulla che contrastasse con
la normale onestà e che non fosse consentito dalla legge divina. Pertanto il
recente decreto non deve essere giunto inatteso, tanto più che Voi stessi,
Venerabili Fratelli, riuniti a Dublino nel 1881, avete raccomandato al Clero e
al popolo di evitare ogni atto contrario all’ordine pubblico e alla carità;
di non insistere nel negare a chi di diritto la restituzione di ciò che gli
è dovuto; di guardarsi dal far violenza alle persone o ai beni di chicchessia
o di opporre la forza alle leggi, o anche a coloro che ricoprono un incarico
pubblico; di non aggregarsi in associazioni clandestine o in altre dello
stesso genere. Queste raccomandazioni, ispirate a giustizia e del tutto
opportune, hanno ottenuto i Nostri elogi e la Nostra approvazione.
Tuttavia,
dato che il popolo era travolto e sconvolto da inveterato ardore di passioni,
né mancavano coloro che ogni giorno suscitavano nuove fiammate, abbiamo
compreso che occorreva formulare precetti più definiti di quelli di carattere
generale che in precedenza avevamo ricordato a proposito di giustizia e di
carità. Il Nostro ufficio ci proibiva di tollerare che tanti cattolici, la
cui salvezza è anzi tutto affidata a Noi, continuassero a percorrere una via
lubrica e precipitosa che conduceva alla sovversione più che a un lenimento
delle miserie. Occorre dunque la situazione secondo verità: l’Irlanda
riconosca in quel decreto il Nostro animo ricolmo d’amore per essa e
concorde nel desiderio di prosperità, poiché una causa, per quanto giusta
essa sia, non incontra mai tanti ostacoli come quando è difesa con la forza e
con gli oltraggi.
L’Irlanda
apprenda, grazie al vostro magistero, Venerabili Fratelli, ciò che vi abbiamo
scritto. Noi abbiamo fiducia che Voi, uniti, come è necessario, da idee e
volontà comuni, e sorretti non solo dalla vostra ma anche dalla Nostra
autorità, conseguirete i migliori risultati e specialmente quello di impedire
che le tenebre delle passioni offuschino ancora la facoltà di distinguere il
vero e soprattutto che i sobillatori del popolo si pentano di aver agito in
modo temerario. Siccome sono molti coloro che sembrano cercare pretesti per
sfuggire ai doveri, anche i più elementari, fate in modo di non concedere
spazio all’ambiguità circa l’efficacia di quel decreto. Comprendano tutti
che non è assolutamente lecito adottare una linea di condotta che Noi abbiamo
interdetta. Cerchino tutti, onestamente, beni onesti, e soprattutto, come si
addice ai cristiani, serbando intatte la giustizia e l’obbedienza alla Sede
Apostolica: in queste virtù l’Irlanda ha trovato in ogni tempo conforto e
forza d’animo.
Frattanto,
come auspicio di celesti doni e come testimonianza del Nostro affetto, a Voi,
Venerabili Fratelli, al Clero e al popolo Irlandese, con grande amore nel
Signore impartiamo l’Apostolica Benedizione.
Dato
a Roma, presso San Pietro, il 24 giugno 1888, nell’anno undicesimo del
Nostro Pontificato.
LEONE PP. XIII
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